PER UNA NUOVA SEGRETERIA PROVINCIALE
giugno 15, 2010 alle 1:40 pm | Pubblicato in il programma | Lascia un commentoLe elezioni regionali e la “crisi” del partito
L’appuntamento per il rinnovo alla Segreteria provinciale del Partito Democratico avviene all’indomani di una tornata elettorale importante, quella delle elezioni regionali, che qui ha evidenziato il netto predominio della Lega e, in maniera ancora più preoccupante, ha portato al peggior risultato mai ottenuto, in Veneto, dal nostro partito e più in generale dal centrosinistra.
E’ evidente che il problema del calo dei votanti e, soprattutto, la diminuzione dei consensi raccolti dal PD in tutte le regioni italiane, rappresentano una debolezza di fondo per un partito che non riesce ad essere percepito come vera alternativa al centrodestra, che ormai regge buona parte delle amministrazioni locali, oltre al Governo nazionale.
Quindi, in uno scenario difficile come quello attuale, con che spirito, ma soprattutto con quali proposte ci prepariamo ad affrontare le sfide del futuro?
Le ragioni e il cammino
Per cercare di dare una risposta a tale quesito è necessario partire dalle ragioni che hanno portato alla nascita di questo partito, quelle che, anche in un recente passato, hanno “scaldato i cuori” di tante persone.
Bisogna quindi ripercorrere quel cammino che, insieme, abbiamo intrapreso inizialmente sotto la bandiera dell’Ulivo e successivamente dentro un unico grande partito, grazie al quale sono nati, in tanti italiani, la passione e l’impegno per una inedita stagione.
Tra le forze politiche presenti nello scenario italiano, il Partito Democratico è l’unica che si è dotata di regole trasparenti ed ha scelto la propria classe dirigente attraverso le “primarie”.
Questo ha impegnato, coinvolto ed entusiasmato milioni di persone, che hanno deciso di essere, in diverse occasioni, protagonisti di una fase di mutamento.
Il recupero di quello spirito innovatore e riformista che ha segnato le tappe del percorso del Partito Democratico è elemento essenziale per ritrovare adeguate energie e guardare con entusiasmo e fiducia al futuro.
Appare tuttavia chiaro che un punto di partenza imprescindibile è quello del confronto aperto con alcuni nodi irrisolti della nostra situazione di partito.
Ad esempio, quale atteggiamento e iniziativa assumere rispetto:
- alla non identità del partito, alle nostre proposte talora incerte, poco immediate, contraddittorie o sommesse, al rapporto elitario e un po’ supponente che teniamo con i cittadini;
- alla nostra presunzione di avere ragione nei tempi medio-lunghi perché saremmo più lungimiranti nell’ottica politica e nelle proposte di governo;
- ad alcuni leader non più adeguati e a un sostanziale nostro mancato rinnovamento; alla ricercata soddisfazione di creare distinzioni e divisioni interne, alle ambivalenze di molte nostre proposte;
- all’incapacità di condividere una dimensione popolare dell’essere soggetto politico;
- alle difficoltà di comunicare o più semplicemente di farsi capire, di trasmettere idee e proposte.
L’egoismo
Non ci sono formule magiche in grado di cambiare in poco tempo un modo di pensare e di scegliere che, purtroppo e sempre più, si sta insinuando nella nostra società.
I messaggi che quotidianamente giungono (anche attraverso i mezzi di comunicazione), il loro stile e contenuto sono costruiti per formare una società sempre più rivolta ai “miti del successo e del potere”, mentre abbandonano qualsiasi modello basato su valori come la solidarietà, la valorizzazione della persona, la convivenza civile, la legalità, l’onestà, la coerenza, “l’essere sull’apparire”.
In altre parole assistiamo (e già questo è un limite) all’affermarsi di una società e di una cultura che tende a far diventare le persone sempre più “egoiste” e delinea modelli di sviluppo e benessere, a lungo andare, non sostenibili.
Un’alternanza essenziale
E’ evidente che in un quadro di questo tipo, il ruolo di un Partito come il nostro, portatore di altri ideali, diventa essenziale per cercare di proporre e realizzare una società più giusta ed equa, capace di guardare al futuro con serenità e lungimiranza.
Tale atteggiamento deve tuttavia uscire dal vicolo cieco dell’autoreferenzialità e della supponenza, per diventare prassi di testimonianza e condivisione, nella convinzione tuttavia che una forza politica debba andare ben oltre il semplice esercizio della testimonianza stessa.
La proposta e il consenso
In tema di alternanza al modello culturale e politico che si va affermando (e di cui il centrodestra, ma più in generale ampi strati di società, sono portatori) occorre intensificare due momenti decisivi dell’agire politico:
1) promuovere una elaborazione culturale e politica “alternativa” a quella dominante.
E’ un lavoro importante, che spetta essenzialmente alla classe dirigente, in un rapporto di conoscenza e reciprocità con le articolazioni del partito, i propri elettori e con il più generale contesto dei cittadini.
Occorre quindi chiederci quali sono i luoghi e le modalità, dove e attraverso i quali tale processo viene promosso e realizzato.
Brutalmente la domanda potrebbe essere così posta: dove e come si pensa nel nostro Partito?
Dove e quando si ascolta, si cerca una sintesi tra posizioni diverse, non soltanto nell’ambito del partito stesso, ma più in generale nel confronto dialogico con la società?
Rispondere a tali quesiti, soprattutto in termini di gesti concreti, è altrettanto importante che porseli.
La futura segreteria dovrà quindi avviare una “processo di pensiero” a corso continuo, in grado di dare un’alternativa culturale e politica a situazioni e problemi. Un esercizio che non dovrà svolgere da sola, ma attivando tutti quegli spazi e quei tempi necessari a permettere da una parte, l’individuazione e la ponderazione delle criticità, e dall’altra i possibili interventi da attuare attraverso un confronto tra le diverse aree del mondo sociale (con particolare riferimento ad alcuni ambiti particolarmente attenti a tali tematiche, dall’associazionismo al volontariato, dal mondo della cultura a quello della comunicazione);
2) attivare tutte le modalità comunicative in grado di trasformare la proposta culturale e politica in consenso.
E’ questo l’agire proprio di un partito che voglia uscire dalle ristrettezze dell’“opinione” o della testimonianza, per assumere un ruolo di presenza e governo.
Per fare ciò, però, è necessario ripartire da dove avevamo iniziato, cioè dai cittadini e dalle tante persone che hanno creduto in un progetto, in un sogno: quello di poter avere un’Italia diversa e migliore di quella in cui oggi viviamo.
A monte la convinzione che anche qui, a Padova, vi siano tutte le potenzialità per un recupero di interesse da parte dei cittadini attraverso un attento lavoro che si dovrà svolgere a livello sia provinciale che locale, passando per una forte azione di elaborazione, coordinamento e indirizzo che dovrà essere a carico dalle strutture provinciali.
Il partito e il territorio
Chi nei prossimi anni avrà la responsabilità di guidare il nostro partito provinciale non potrà che partire dal territorio e in particolare dai circoli, ridefinendo il ruolo e il rapporto tra le varie articolazioni (regionale, provinciale, circoli).
In concreto andrà attivata, perseguita e resa vitale una dialettica politicamente creativa tra governo del partito (organi provinciali) e riferimenti territoriali (circoli e zone).
In questo ambito al “livello provinciale” spettano due compiti decisivi:
- elaborare la “visione” della società padovana, naturalmente non in maniera verticistica, centralistica, autoritaria, ma in un circolo virtuoso, dialetticamente costruttivo con i cittadini, l’opinione pubblica, i riferimenti “di base” del partito (circoli).
- creare cultura (non solo pensiero) su tale visione.
Ai circoli e alle zone il compito di declinare la visione e la cultura nel locale.
Per questo, il Partito dovrebbe anche caratterizzarsi per una scelta di metodo.
Altre forze hanno individuato alcune modalità, talora populiste (Lega), altre volte dirigiste (Popolo delle Libertà), ma comunque definite e caratterizzanti.
Il Partito democratico lo ha fatto?
Non va dimenticato che tale scelta diventa poi anche modalità comunicativa e di presenza.
La centralità dinamica dei Circoli
Oggi abbiamo la straordinaria occasione di disporre di un periodo di tre anni non contrassegnato da rilevanti appuntamenti elettorali (salvo elezioni anticipate) e questo tempo rappresenta un’opportunità per concretizzare quel “radicamento territoriale” di cui tanto si parla, ma che finora, è stato realizzato solo in parte.
I Circoli rappresentano il punto di partenza di un progetto volto a valorizzare le nostre realtà locali.
La presenza di un Circolo è elemento indispensabile nell’ambito di quella “dialettica virtuosa” tra elaborazione politica-culturale e creazione del consenso, che attribuisce ruolo e significato sia al governo provinciale (e non solo) del partito, sia alle sue articolazioni territoriali.
Il Circolo, come riferimento di “base”, non deve essere soltanto (come accade in altri partiti, come ad esempio la Lega, e come talora è stato in vissuti politici del passato) il luogo di ricezione e applicazione della “linea”, ma per noi del Pd è spazio vitale, che deve elaborare idee, sensibilizzare, sostenere iniziative e sviluppare azioni concrete, che possano portare ad occupare spazi di presenza.
I Circoli, inoltre, devono rappresentare un’occasione di dialogo e confronto con i nostri rappresentanti presenti negli organi amministrativi locali, sia quando siamo in maggioranza, che quando siamo all’opposizione.
La solitudine dei Circoli
In questi anni si è fatto un lavoro importante che ha permesso di “piantare una bandierina” in oltre 90 comuni sui 104 della nostra provincia. Un buon risultato, ma non sufficiente.
E’ necessario creare una rete di supporto tra i circoli dei vari territori e fra questi e la struttura provinciale.
In diverse realtà il singolo coordinatore non è in grado, da solo, di affrontare alcuni temi o sviluppare talune iniziative. Ciò dimostra come sia essenziale poter contare su di una struttura di supporto in grado di permettere un’azione efficace ed incisiva.
La presenza di una rete di coordinatori di circolo, oggi per la maggior parte rappresentata da giovani preparati e motivati, rappresenta una ricchezza che deve essere non solo valorizzata, ma incoraggiata e sostenuta.
Per questo è condivisibile la recente modifica del Regolamento Nazionale che prevede una presenza nell’assemblea provinciale di una parte dei coordinatori di circolo.
Ma, ancora una volta, non basta.
Il partito deve arricchirsi della presenza di figure che sono punti di riferimento sul territorio, come i sindaci. Per questo sarà necessario prevedere la loro presenza come membri di diritto nella Direzione politica provinciale.
E’ di fondamentale importanza incrementare ulteriormente i momenti di confronto e di condivisione tra il partito provinciale e i circoli, anche attraverso la costituzione di coordinamenti di zona capaci di sviluppare iniziative di grande interesse. La collaborazione tra circoli territorialmente vicini, rappresenta un modo per evitare di cadere nella autoreferenzialità, che poco ha a che vedere col senso inclusivo e aperto che deve avere il PD.
In sostanza occorre tenere vivo un rapporto tra dirigenza del partito e circoli che sia realmente e virtuosamente dialettico.
Formarsi nel “fare politica”
In proposito la domanda da porci è questa: come può, chi governa il partito a livello provinciale, far crescere questa sua classe dirigente?
Credo che si debba abbandonare la logica della “scuola”, che (come vedremo in seguito) può avere invece una sua validità per chi è chiamato a impegnarsi negli enti locali.
La proposta è quella di rimanere sempre nell’ambito dei percorsi formativi, ma di avviare una modalità diversa e probabilmente più innovativa e fruttuosa.
L’idea è quella di non separare il momento formativo-conoscitivo da quello formativo-esperienziale.
In parole povere, per i nostri dirigenti di partito ipotizziamo un impegno in cui la formazione si sposti dal (solo) conoscere al (solo) fare.
Tale scelta impone dei passaggi e degli “investimenti”, che potremmo così riassumere, anche allo scopo di evidenziale la modalità operativa insita in tale opzione:
- Creazione di un gruppo di sostegno a livello provinciale (molto agile: un esperto in eventi formativi, un esperto in dinamiche territoriali, un esperto in comunicazione, un esperto in “costruzione di eventi”).
- Tale gruppo avrà il compito di sostenere e accompagnare tutti quei dirigenti che avranno in mente e in proposito di agire politicamente nel territorio di riferimento.
- Non si tratta soltanto di fornire una “consulenza”, ma di dare vita a cammini formativi, che si sviluppino nella sperimentazione concreta, più che solo nell’apprendimento.
- Lo sforzo dunque è quello di tentare una sintesi tra il sapere e il fare.
- Questa modalità, inoltre, ha il pregio di offrire unitarietà alle iniziative (talora troppo difformi, frammentarie, diversificate) territoriali.
- E’ importante rafforzare il “marchio” del PD: questo è possibile soltanto non frantumandolo, ma irrobustendo identità e presenza, senza deviazioni o sbavature.
- E’ altresì decisivo rafforzare il ruolo di guida della Segreteria provinciale, che deve rivendicare in pieno il proprio compito di guida e legittimazione delle varie iniziative.
Gli amministratori locali
Da sempre una buona azione politica locale passa, in buona misura, attraverso il ruolo che svolgono gli amministratori. E’ indispensabile mettere queste persone nelle condizioni di incidere nelle grandi scelte che riguardano i singoli territori. Per fare ciò è necessario formare una classe dirigente che sia in grado di far crescere e motivare non solo gli attuali amministratori, ma soprattutto quelli potenziali.
In questo senso va pensata e realizzata una “scuola per futuri amministratori”.
Non servono grandi risorse economiche e di certo non mancano le persone che possono mettere a disposizione dei giovani la loro preziosa esperienza. Questa può essere la strada giusta per avvicinare i ragazzi alla politica, anche passando per un loro coinvolgimento nel mondo amministrativo.
Le risorse e i mezzi
Anche la disponibilità dei mezzi con cui fare politica è strategica. Non solo le risorse economiche, che ovviamente sono importanti, ma anche la possibilità di usufruire di strutture, mezzi e materiali di cui il partito provinciale è dotato (stampati, sito internet, manifesti, invio della corrispondenza, costruzione eventi, ecc).
Per questo occorrerebbe trasformare la Segreteria provinciale (anche dal punto di vista logistico) in uno spazio aperto, a sostegno “competente e qualificato” delle articolazioni territoriali del partito.
Gli spazi
A proposito di sedi, in questi anni molte sono state le sollecitazioni al Provinciale per l’apertura di nuove sedi di rappresentanza del Partito nel territorio.
Pur in considerazione della limitatezza delle risorse, è necessario pensare all’apertura di alcuni spazi che possano diventare, nelle singole zone, un punto di riferimento operativo dei circoli, sulla scorta di quanto avvenuto recentemente a Camposampiero.
Ma anche disporre di numerose sedi non è sufficiente. Di sicuro sono utili, indicano che ci siamo, ma dobbiamo avere il coraggio e la forza di “portarle in piazza”, cioè abbiamo il dovere di affrontare con i cittadini alcuni temi che possono farci ritornare ad essere interlocutori privilegiati di una società sempre più stanca e lontana da chi fa politica.
Nel cuore dei problemi
Argomenti come il nucleare, l’acqua, il lavoro, l’economia, la sicurezza sociale, rappresentano solo alcuni dei punti su cui si può intraprendere un dialogo con i cittadini.
Più in generale, quasi a titolo esemplificativo, gli inediti e complessi scenari devono coinvolgerci in riflessioni e azioni politiche in merito a:
- l’economia e le sue gravi crisi ricorrenti, con pesanti ricadute nel lavoro e nel risparmio di tantissimi cittadini;
- l’occupazione dei lavoratori dipendenti (100.000 cassintegrati in Veneto, ad aprile 2010!);
- la stabilità dei lavori tradizionali e di quelli nuovi dei giovani;
- la loro previdenza futura di fronte alle prospettive così incerte;
- il ritorno a investire rilevanti risorse per la scuola, la formazione e la conoscenza;
- l’“emergenza educativa” che riguarda le nuove generazioni e che coinvolge con specifiche responsabilità le famiglie, la scuola, le varie agenzie educative;
- il dare strumenti concreti ed efficaci ai giovani affinché affrontino con iniziative personali e in autonomia progetti di vita e di lavoro;
- le attuali pensioni dei lavoratori dipendenti e delle pensioni sociali;
- cercare di superare la presente frammentarietà e costruire nella città capoluogo e nei nostri paesi una nuova coesione sociale fatta anche con gli immigrati;
- la politica di welfare (sanità e servizi sociali, lavoro e previdenza) che sarà basata certamente su minori risorse finanziarie e che perciò dovrà dotarsi anche di risorse alternative (spesso presenti e disponibili nei nostri territori) e di criteri innovativi di applicazione da inventare;
- la diffusione di una cultura del “limite” nell’uso del nostro ambiente;
- le forme nuove di energia da sostenere e da attivare con convinzione e con coraggio.
Questi sono indubbiamente temi “globali”, che per molti aspetti attendono ad una dimensione ampia dell’agire politico, ma anche a livello locale non si può prescindere dall’affrontarli, evitando di rifugiarsi in una castrante dimensione localistica della politica stessa.
Al Partito il compito di dare concretezza territoriale a tali argomentazioni e alle ipotesi di risposta.
Per una sussidiarietà politica nel territorio
Parallelamente risulta indispensabile entrare in relazione con i mondi associativi, produttivi e sindacali.
Una politica che abbia a cuore uno sviluppo equilibrato ed armonico della nostra società, non può sottrarsi al confronto ed al dialogo con questi soggetti.
Ecco quindi che su molte questioni che riguardano lo sviluppo futuro della nostra provincia e della città di Padova, il Partito Democratico è chiamato ad elaborare, scegliere e sostenere progetti strategici che siano adatti allo scopo, in collaborazione e con l’indispensabile supporto degli amministratori locali e dei rappresentanti istituzionali in Regione e Parlamento.
Il paradigma di Padova
L’esperienza del Capoluogo può essere indicativo per tracciare alcune linee evolutive di un possibile percorso su cui riflettere soprattutto in merito al “governo” della nostra comunità
Padova, seppur con alcuni problemi, è una città aperta e dialogante, ricca di iniziative, che ha scelto di non chiudersi nella paura, ma di gestire le nuove sfide che la società complessa ed eterogenea pone.
Padova e altri Comuni hanno cercato di privilegiare il “noi”, al posto del “particolare”, la cura delle persone e del territorio, l’aver attivato una comune responsabilità per lo sviluppo, l’aver posto l’educazione come cardine della cittadinanza.
Il capitale sociale ha lavorato bene assieme, trovando dei punti di raccordo in un patto efficace tra enti pubblici, imprese, reti sociali; mettendo al centro l’idea del futuro da costruire, lo sviluppo complessivo di tutta la comunità.
Conoscenza
Il sistema economico, messo a dura prova dalla crisi globale, ha bisogno di innovazioni radicali. I distretti industriali progrediscono con l’aiuto decisivo delle componenti della ricerca e della conoscenza. Dobbiamo riuscire ad accompagnare le nostre aziende, le nuove economie a dare una risposta di lungo respiro alla crisi presente, dando valore, significato e ricadute operative ai parchi della conoscenza e mettendo assieme gli operatori economici, industriali, artigianali, agricoli e commerciali riuniti nelle loro associazioni e nella Camera dei Commercio e operando in stretto raccordo con i giovani delle scuole superiori distribuite nei vari territori provinciali.
Cura
Il territorio va visto e fruito come risorsa finita, da rigenerare, da riusare, da pensare.
Il prendersi cura: della città, delle relazioni, delle persone, in un nuovo patto educativo per i nostri bambini e ragazzi e di convivenza sociale costruttiva e gratificante.
La comunità, la cura, il benessere sociale, sono fattori determinanti anche per il benessere economico.
Comunità
Una politica che punti a costruire comunità (nei quartieri della città e nei paesi). Una rete salda e aperta di relazioni è la misura da rispettare sia nella cura del territorio, sia in quella delle persone, nel welfare. Il sistema pubblico di servizi alla persona si è profondamente modificato di fronte alla frammentarietà, alle divisioni del tessuto sociale, alla carenza di risorse. E’ tempo di attivare un sistema ancora più allargato, un welfare di comunità, che tenta di mettere assieme i servizi sociali, le reti sociali, i quartieri, le associazioni, il volontariato, il rapporto di vicinato, le parrocchie.
L’ente pubblico non è più da considerare erogatore di servizi, ma regista coordinatore, attivatore di risposte possibili
Capitale sociale.
Nel patto sociale da rifondare, questa responsabilità collettiva dell’esser comunità va assunta a tutti i livelli. Sarà utile operare per una etica della comunità, avendo come obiettivo la valorizzazione del capitale sociale attenta alle famiglie e ai lavoratori, agli immigrati, ai bisogni dei minori e dei giovani, degli anziani, dei disabili.
Lo sforzo a cui noi tutti siamo chiamati è considerevole.
L’obiettivo è quello di favorire la costruzione di quel “nuovo” che da più parti viene spesso evocato e che, per essere veramente tale, ha bisogno di quell’apporto di idee e di lavoro che rappresentano la vera ricchezza di un partito, davvero democratico e aperto, com’è il nostro.
Federico Ossari
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